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LA BOTTEGA DI VITTORIO - Brescia

  • Sabato 10 Ottobre 2009 18:11
  • Ultimo aggiornamento Domenica 29 Novembre 2009 15:18
  • Scritto da Diego Costantini
da vittorio
LA BOTTEGA DI VITTORIO - VIA G.MELZI 28 - BRESCIA - 030.3010822

San Bartolomeo è un onesto quartiere sito nella zona nord di Brescia, lontano dal canto delle sirene di piazza Arnaldo e dal centro storico bresciano.
Per aprire un locale da queste parti le motivazioni, quindi, devono essere davvero forti. Ed in effetti i fratelli Mombelli ne hanno sicuramente una di valore: questa era la salumeria del papà Vittorio, da qui il nome, aperta nel 1951 e chiusa nel 1994. Da allora, venuto a mancare il titolare, Claudio e Ruggero hanno intrapreso strade diverse fino al 1998 quando approdano alla campanella di Concesio. Qui sperimentano fino al grande salto: riaprire nel vecchio locale, cosa che puntualmente avviene nel 2004. L’ambiente è piccolo (ho contato circa 30 coperti) ma attento ai particolari, molti dei  quali richiamano la bottega dove sono cresciuti (un banco salumi molto bello, alcune Berkel tirate a lucido tra cui un paio di pezzi da collezione e, soprattutto, le foto in bianco e nero del tempo che fu). In cucina la fa da padrone Davis Bodini, che purtroppo non abbiamo avuto il piacere di conoscere personalmente.Siamo in 7, abbiamo molta fame, ci sediamo.Claudio ci presenta la carta del giorno, descrivendoci con dovizia di particolari ed un pizzico di civetteria ogni piatto, sia nel metodo di preparazione che nell’elencazione delle materie prime. Molto bello ma, come sempre accade in assenza di un menù, complicato per chi deve scegliere. In questi casi spesso capita di ordinare cose tipo: “la prima cosa che hai detto” oppure “cos’era quel piatto con i funghi?”. Stesso discorso per il vino. Ora: nessuno di noi ha la puzza sotto il naso in fatto di servizio ma siamo un po’ tutti appassionati del nettare degli dei e ci piace disquisire davanti ad una bella carta dei vini. La sua assenza è una delusione, ne’ può essere di conforto il tentativo di andare a memoria da parte di Claudio. Peccato: il servizio ne soffre e fa scendere di livello tutto il resto. Un po’ patetica poi la motivazione dell’assenza (“la carta non è aggiornata!”). Sorvolo su eventuali commenti. Parlando di cibo: salumi di prim’ordine (Parma 36 mesi, Praga eccellente, Coppa, Lardo di Pata Negra, Speck dell’AA, Mortadella tartufata), un buon antipasto caldo (lumache e porcini su crostone di polenta), un superbo risotto con trevisana brasata e riduzione di balsamico (la scelta del vialone nano secondo me azzeccata), e diversi secondi piatti (guancialino fondente, tartare di fassona, faraona, ecc.) tutti di pregevole fattura. Le porzioni non sono abbondanti ma sostanzialmente saziano (vero Roberto?), l’estetica nei piatti si vede senza essere troppo pomposa. In ultimo i dolci (al cucchiaio abbiamo assaggiato un ottimo gelato e un gustosissimo zabaione, tra le torte la scelta è caduta su una ispiratissima millefoglie). Insomma la cucina, in cui si sente l’impronta del parentado del Miramonti di Caino, è promossa a pieni voti. Devo, e ne farei volentieri a meno, parlare di vino. Detto della carta colpevolmente assente, Diego S. ci consiglia un Langhe Nebbiolo 2007 di Parusso , servito forse troppo caldo, cui fa seguito un Roero 2006 di Correggia . Con i secondi scatta l’orrore: ci vengono serviti contemporaneamente 2 vini (e già qui): un Lagrein 2006 della Cantina Kellerei e un Barolo 2005 sempre di Parusso. Accettabile il primo, sicuramente di spessore il secondo che, ovviamente, fa scomparire il Lagrein come l’Inter con il Milan negli ultimi 5 anni. Un po’ di mea culpa a questo punto: va bene che “l’oste” è lì per vendere, ma cribbio (come direbbe il berlusca), noi abbiamo il diritto/dovere di imporre le nostre scelte, soprattutto davanti a chi, non me ne voglia, poco capisce e molto improvvisa. Con i dolci, infine, una buona Malvasia delle Lipari di Colosi ed un altrettanto buon Picolit di Grillo, azienda importante nel panorama friulano. Nessun distillato, conto di 80€ a cranio, altre 2 ciacole ed un’ultima considerazione: caro Claudio, da buoni interisti (non lo sono tutti ma quasi) non siamo mica dei pirla. I tuoi ricarichi del 300% sui vini te li potevi anche risparmiare. Ma come: il locale ha una storia, la cucina ha nerbo e personalità, e tu mi vanifichi tutto spennandoci come a Portofino fanno con i turisti made in Usa? La nostra educazione nel non evidenziarti allora quanto sopra è pari alla nostra indignazione adesso nel dimostrarti che “ca’ nisciun è fess”.
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Fausto  - Ma i tonti possono fare i conti...   |06-03-2010 22:18:10
"Il locale è piccolo, ...ma attento ai particolari"...( non la trattoria della zia Pina con la nonna in ciabatte, le Alci ai muri e i figli che giocano sul pavimento della cucina); "Salumi di prim'ordine, crudo di Parma 36 mesi " ( non crudo pseudo parma 5 mesi, di quello sequestrato dai NAS pochi mesi fa), "mortadella tartufata" ( non quella dell'Auchan al vago sentore di tartufo); "Praga eccellente; un superbo risotto " ( non scotto, non troppo salato, non troppo al dente, non precotto, ma....superbo), "tartarre di fassona piemontese " ( non di vacca da latte ); "un ottimo gelato e un gustoso zabajone"...perchè in tutti i locali mi fanno lo zabajone espresso, no?!
Nebbiolo, Roero, Barolo, Lagrein..( non vino alla spina, Groppello e Capriano doc...); Malvasia delle Lipari e Picolit, come dire... moscato d'Asti!
Il locale ha solo uno strabismo di venere: la carta "parlata"; forse per un maggior contatto con il proprio cliente, forse per lavorare sempre con i piatti del giorno, freschi , appena preparati...Forse la carta dei vini era veramente in elaborazione, non sarebbe stata altrettanto spiacevole una carta con gli asterischi, dove su 10 vini 5 sono esauriti ecc..ecc..?!?!
Il padrone di casa è disponibile, probabilmente simpatico, alla mano...la sua cucina "ricorda" quella del pluristellato Miramonti.
Un grande amico Chef mi ha sampre detto :" Vedi Fausto, tu puoi fare 100 piatti eccezionali e uno sotto tono. La gente si ricorderà sempre e solo di quest'ultimo!"
..E i diritti dei consumatori!?...bhe, mi aspetto che critici navigati e attenti siano in grado di valutare "oggettivamente"...e non abbiano per forza bisogno dell taccuino sotto la sedia...penso io però...

Buona serata.
Mario Modafferi  - Da Vittorio: il conto non può essere "tonto"   |20-10-2009 13:47:24
Complimenti per la tua descrizione che condivido pienamente. Ieri sera ho avuto il piacere di ritrovarmi a cena da "Vittorio" con altri 5 amici,tutti ben navigati in temi culinari. Cena molto gustosa, presentazione dei piatti molto accattivante, carta dei vini e menù a "voce". Tutto bene fino all'ultimo secondo, momento in cui ci viene servito il piatto più "salato" (straccetto di carta anonima con cifra totale) senza il relativo contorno "obbligato" che quanto meno potesse darci ragione della somma algebrica di un totale non corrispondente al listino esposto.
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