
AL FRATE - VIA MUSEI 25 - BRESCIA - 030.3770550
“Al frate” è una delle ristorazioni più antiche di Brescia. Ricerche storiche collocano questa attività già nella seconda metà del 15° secolo dove veniva venduto e servito il vino prodotto dai frati del Castello.
Ha seguito, a volte come parte attiva, le burrascose e ricche vicende di Brescia. Un aneddoto degno di essere raccontato: nel 1797, con la presa del Broletto da parte dei giacobini, molte confraternite vennero chiuse ed al vicino convento di San Giuseppe tocco la stessa sorte, il Cantiniere, avendo le botti piene di vino, per "salvarle" le fece rotolare fino Al Frate. Un salto di qualità lo ha fatto nel periodo del Risorgimento dove diventa frequentato da buongustai, in quel periodo veniva servito il Tocai di San Martino e il vino di Botticino, con un caffè molto particolare: nella caffettiera anziché l'acqua ci mettevano il vino. Questo caffè l'ho bevuto a Cavallino, nel Veneto, il vino era bianco; esperienza da raccontare ma da non ripetere. Nel 1987 "Al Frate" si converte in ristorante con l'attuale gestione. Ci sono andato per festeggiare il compleanno di mia moglie previa prenotazione, mangiamo fuori nei tavoli disposti in Via Musei. Da bere ordiniamo una bottiglia di Franciacorta Ferghettina Saten 2004, che, anche se non perfettamente abbinato, ci accompagnerà con soddisfazione per tutto il pasto: fine ed elegante con un ottima persistenza, ha retto con orgoglio anche piatti dal gusto deciso. Apriamo con degli affettati misti: Prosciutto Parma 24 mesi, Culatello di Zibello, Bresaola della Valtellina e Lardo d'Arnard accompagnato con crostini e miele; tutto molto buono e tagliato alla perfezione. Il Lardo eccezionale da solo strepitoso sui crostini. Come primi un risotto scamorza affumicata, zucchini, pomodori e basilico perfettamente composto e delle tagliatelle ai funghi porcini. Molto buone le tagliatelle, ben amalgamate con il sugo, i funghi sono stati serviti tagliati a fette e appena cotti con una consistenza quasi carnosa: anche se la variante è degna di nota personalmente, come tradizionalista, li preferisco cotti normalmente. Di secondo una costata di Angus Irlandese e patate rosolate: se sul menù avessi trovate razze nostrane – nostrane intendo nate e pasciute in Italia, Piemontese, Chianina o Romagnola tanto per fare dei nomi, avrei preferito – ma la moda spesso induce a queste scelte. La carne viene servita per accontentare l'occhio in un ampio piatto fondo, bello a vedersi ma scomodo ad usarsi con il coltello. Buona ma senza lode, in fin dei conti una costata è una preparazione molto semplice che dipende dal 90% dalla qualità intrinseca del taglio. Dessert: una torta di mele (Tatin) e una sfiziosissima generosa porzione di Bavarese ai tre cioccolati. Caffè. Buono il servizio effettuato con personale giovane e volenteroso oltre che con la simpatia ed il sovoir-faire di Mino. Per dover di cronaca il Franciacorta ci è stato servito in ritardo, a metà dei primi, e per questo motivo ci è stato omaggiato in segno di scuse. Il locale è famoso per la “Tartare alla moda di Mino” che viene preparata al momento. Ho avuto occasione di mangiarla in altre sortite e l'ho fatto con estremo gusto. Chi è amante di questo tipo di preparazione deve assaggiarla: assistere alla preparazione e vedere singolarmente ogni componente che viene sapientemente ed inesorabilmente amalgamato mette un'acquolina in bocca soddisfatta al primo assaggio. Il conto 70€ in due a cui andrebbero aggiunti 28€ del Franciacorta. Il locale lo consiglio durante la settimana, quando c'è minore affluenza, per meglio usufruire delle attenzioni nelle preparazioni e nel servizio.