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Pittule (frittelle di pasta lievitata)

  • Sabato 06 Giugno 2009 21:15
  • Ultimo aggiornamento Domenica 31 Gennaio 2010 18:35
  • Scritto da Biagio Primiceri

Regione: Puglia

Ingredienti:
1kg di farina
un cubetto di lievito di birra
un po’ di acqua tiepida per sciogliere il lievito
acqua tiepida quanto basta
sale


Preparazione: In un grande recipiente mettete la farina setacciata, poi il lievito di birra sciolto in acqua tiepida ed il sale necessario (assaggiate l’impasto per la verifica), mescolate gli ingredienti e impastateli con una mano finchè sia divenuto morbido, a questo punto si sbatta l’impasto con più veemenza per un lungo periodo e comunque finchè l’impasto risulti privo di grumi e abbastanza gonfio.

Coprite il recipiente e adagiatelo in un posto abbastanza caldo nella cucina (che non sia il forno) per almeno tre ore, affinchè avvenga la lievitazione che farà aumentare il volume dell’impasto di almeno tre volte. Dopo la lievitazione passate alla vera e propria esecuzione delle ” Pittule ”.

Prendete un po’ dell’impasto con cucchiaio e versatelo in olio di oliva molto caldo per farlo friggere, una volta divenuto ben colorito, estraetelo dall’olio e ponetelo su carta assorbente per farlo asciugare. Abbiate cura di inumidire il cucchiaio in acqua fredda ogni volta che si prende l’impasto per la frittura.

Questo impasto serve per le frittelle normali e vuote; volendole riempire aggiungete all’impasto dei pezzi di baccalà bollito e triturato, oppure un misto di olivette nere snocciolate con acciughe e pomodorini conditi, oppure del cavolfiore bollito e condito, oppure tonno sottolio, oppure ”sponzali” (una varietà di cipollotti) crudi tagliati a rondelle, oppure cime di rape bollite o tutto ciò che la fantasia possa suggerire. 

Commenti
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Biagio  - Caro "compaesano".........   |31-01-2010 20:27:43
Facendo una breve ricerca sul web, ho scoperto che le origini di queste gustose frittelle, "pittule" o "zippole" che si vogliano chiamare, vengono fatte risalire all'epoca medievale, intorno all'anno 1200, a Taranto,dove si narra una storiella di una massaia, che preparando la pasta per fare il pane venne distratta dal passaggio di frate Francesco (poi S.Francesco) che era in visita nella città ionica. La donna, coinvolta dall'entusiasmo generale nel seguire il frate per le vie del paese, si dimenticò dell'impasto in preparazione e quando se ne ricordò, purtroppo era troppo tardi: la pasta, lievitata oltre misura, non poteva assolutamente essere usata per il pane, anzi, per essere precisi, doveva essere solamente buttata. La nostra donna, dispiaciuta per ciò che aveva fatto e, non avendo il coraggio di gettare quel ben di Dio, pensò di fare un esperimento: provò a friggere la pasta spezzettata a forma di ciambelle irregolari. Il risultato fu sorprendente perchè vennero fuori delle ciambelle gustose, che tutti apprezzarono. " Nacquero, così, da un errore di una donna, le "pittule", che ben presto, furono conosciute e apprezzate da tutta la regione. Approfondendo sulla geografia dell'epoca ho notato che la Puglia e principalmente la zona del Salento, nei periodi antecedenti al fatto era conosciuta come Calabria, perciò con molte probabilità le "pittule" e le "zippole" hanno la stessa origine. Perciò caro Mario, da oggi posso ventarmi oltre di essere tuo amico (spero), di essere anche tuo "compaesano". Saluti.
Mario Modafferi  - "zippole"   |31-01-2010 18:06:48
Ciao Biagio, la ricetta da te descritta è molto simile se non addirittura uguale, a quella proposta nell'estrema punta della Calabria; il nome del preparato è differente "zippola" e molto spesso contiene all'interno l'acciuga. Negli anni settanta alcuni bar "di tendenza" del centro di Reggio l'hanno proposta assieme agli aperitivi con gran successo!
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