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Barbaresco

  • Venerdì 06 Febbraio 2009 00:00
  • Scritto da Biagio Primiceri

Il fratello minore del Barolo !?!!.

 

Anch’io fino a ieri consideravo il Barbaresco come il fratello minore del Barolo ma invece….

Ci siamo trovati la sera del 6 febbraio noi del DGM nella sala convegno del Ca Noa , eravamo insieme ad un centinaio di persone in maggioranza sommelier ma anche appassionati di eno o semplicemente bevitori (come l’amico Roberto) . Sembrava una degustazione tradizionale,  il solito foglietto AIS con  i cerchi sul quale erano appoggiati i  bicchieri , lista dei vini in degustazione  e 2 confezioni di grissini,  che per chi non ha cenato prima di una degustazione, diventano una manna.  Scorrendo la lista dei vini in degustazione vedo produttori  ,  di cui non conoscevo l’esistenza (che vergogna!!), anche  perché non avendo una grande esperienza su quel nettare prodotto dal Nebbiolo, mi ero soffermato solo a vederlo con etichette tipo , Gaja, La Spinetta, Pio Cesare .

Ore 20.45 ecco Franco Ziliani, prima volta per me vederlo dal vivo (si, è come aspettare una star che fino a quel momento si è vista solo in foto) leggo i suoi articoli sulle diverse riviste su cui scrive e seguo principalmente il suo Blog (vino alvino). Non nego che in quella serata ci ero andato principalmente per  lui. Per chi legge di vino può capire che personaggio avevo di fronte, la sua esposizione quando leggo i suoi articoli è avvincente, molto tagliente e senza riguardo per nessuno “pane al pane, e…. (guarda un po’)… vino al vino”,  e secondo un mio modesto parere è uno che di vino ne ha “bevuto parecchio” .

Del  Nebbiolo ero  già innamorato, la penso come lui quando parla del miglior vitigno in circolazione, basta pensare ai vini prodotti da questa uva, oltre il Barbaresco e Barolo, anche Gattinara, Ghemme, Sforzato, Valtellina Superiore, Roero (tutti Docg) e ancora Boca, Bramaterra, Lessona, Fara, Sizzano, Albugnano, Langhe e Colline Saluzzesi (Doc piemontesi),  Terre di Franciacorta (anche se in piccole percentuali) e addirittura in  Sardegna dove compare in una IGT Colli del Limbara in provincia di Sassari  e in  Valle D’Aosta con le Doc Donnas e Arnad-Montjovet.

Del vino prodotto da Nebbiolo apprezzo quello piemontese amo quello valtellinese (una bottiglia su tutte Fruttaio Ca’Rizzieri 2002 di Rainoldi).

Ritorniamo a Ziliani, parte a spron battuto con brevi cenni storici, piccole storielle sui primi vignaioli, entra nel tecnico parlando di terroir, vitigno e metodologia di produzione, “da i numeri” per gli amanti della statistica (io lo sono) sulla  grande evoluzione  a livello di qualità e anche di produzione di questo grande vino, si sofferma  sui grandi produttori di Barbaresco, sottolineando l’apporto che hanno dato a far si che diventasse uno dei vini più importanti del mondo, ma facendo poi  trasparire nel finale una vena un po’ critica su qualcuno di loro circa la propria idea sul disciplinare di produzione . Tra le tante belle parole di Ziliani spese sul  Barbaresco io scrivo testualmente la frase che più di tutte mi ha colpito : “è un vino elegante, espressivo con il quale si può dialogare“.

Passando alla degustazione vediamo i vini in degustazione:

1. Produttori del Barbaresco – Barbaresco Rabajà 2005

2. Castello di Verduno – Barbaresco Rabajà 2005

3. Cortese – Barbaresco Rabajà 2005

4. Bruno Giacosa – Barbaresco Asili 2005

5. Fratelli Giacosa – Barbaresco Basarin Vigna Gian Matè 2004

6. Cascina delle Rose – Barbaresco Rio Sordo 2004

7. Cascina Luisin – Barbaresco Rabajà 2004

8. Rizzi – Barbaresco Boito 2004

In breve vi dico che è stata una degustazione di grandi prodotti, su tutti il Barbaresco Asili di Bruno Giacosa dal colore rubino luminoso, al naso una grande complessità, dalle note fruttate di ribes, more alle note di liquirizia, e ancora tabacco e forse cuoio, con un finale di rosa, in bocca grande struttura, equilibrato, i tannini non invadenti, sapido e con buona acidità compensano una grande morbidezza, intenso con una buona persistenza, complesso, fine e armonico, pronto ma con grandi prospettive nel tempo. Insomma che dire, a mio parere un grandissimo vino. Dalla degustazione si evince comunque che la differenza di evoluzione delle varie cru penalizzava un po’ i prodotti provenienti dal Rabaja potenti e austeri di solito bevuti con qualche anno in più rispetto all’Asili. Nota positiva anche il Boito di Rizzi molto particolare di grande struttura, tannini evidenti,  fine la qualità e  con una  lunghissima  persistenza, tra gli 8 era l’unico proveniente da Treiso (uno dei 3 comuni del Barbaresco) .

Bellissima serata, che spero si ripeterà fra un mese con la degustazione di Brunello di Montalcino sempre con Franco Ziliani. Nota negativa: siamo usciti dalla sala come dei facoceri affamati in cerca di qualsiasi cosa da mangiare, non si possono degustare 8 Barbaresco senza accompagnarli con qualcosa di più sostanzioso di 4 grissini. (Nota negativa da addebitare all’Ais Brescia che di solito è perfetta nell’organizzazione di questi eventi).

barbarescobrescia-045

Ah dimenticavo i facoceri alla fine hanno trovato da mangiare dei paninozzi con della mortadella alla prima trattoria trovata. Anche questo è DIGUSTOMANGIANDO.

Ciao

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