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Replica a Ziliani

  • Martedì 28 Aprile 2009 00:00
  • Scritto da Diego Sburlino

ZilianiNel mio precedente intervento, volto a commentare una serata con Franco Ziliani, ho scritto alcune considerazioni sullo “scandalo” del Brunello e su alcuni tra i principali protagonisti, tra i quali Franco Ziliani per l’appunto. 

Lui dopo avere letto quanto sopra ha commentato così sul suo blog “naturalmente aspettiamo che il sig. Sburlino c’insegni lui a fare critica costruttiva. 

Da “distruttori” come veniamo additati da lui, aspettiamo di essere istruiti dal novello maestro che a proposito del sottoscritto scrive : “il personaggio è noto ai più per le sue prese di posizione estreme e per la vis polemica che fa da sfondo a quasi tutti i suoi interventi, sono famose le sue ripetute contestazioni alle maggiori e più diffuse guide di vini oltre che alle manifestazioni di livello mondiale tipo Vinitaly e la saccenza con la quale liquida i pareri di esperti mitici, tipo Robert Parker e nell’occasione di cui sopra non poteva astenersi dal professare”…..Poi ognuno, se ne è contento, si tenga gli “esperti mitici” che vuole dando del saccente a vanvera. E con questo considero chiuso il discorso con questa persona. Commento completo su Vino al vino .

La reazione, a dire il vero poco composta, non mi stupisce…ho già avuto modo di esprimermi sul suo modo di operare. 

 

Io non c’e l’ho con lui, sarebbe ridicolo, “ubi maior minor cessat”, ma qualche precisazione merita di essere fatta.  

Lo scandalo “Brunello” ha rivelato al mondo una realtà sommersa e sconosciuta ai più (ma, in effetti e giustamente, sempre denunciata da Ziliani) consistente nell’esistenza di due tipi di questo vino: uno prodotto secondo la ricetta classica, l’unica tra l’altro consentita dalla legge, e l’altro prodotto in modo diverso, tale da renderlo più immediato e ruffiano, adatto al gusto del mercato americano e, più in generale, mondiale all’interno del quale detta legge un personaggio che risponde al nome di Robert Parker jr, autore di The wine Advocate, la più accreditata ed osannata newsletter di tutto il mondo.  

Questo ex avvocato di Baltimora, che per il territorio italiano si avvale della collaborazione di Antonio Galloni, da oltre due decenni determina la fortuna di quei produttori che, nelle sue classifiche, conseguono un punteggio superiore a 90/100. Grazie alla spinta dei suoi giudizi intere aree vinicole, quali California ed Australia, sono diventate modelli di riferimento per tutto il mondo, questo è il motivo per cui, nel mio precedente intervento, l’ho definito mitico, non certo perché ne approvi le scelte (nel mio piccolo s’intende), che com’è noto a tutti sono volte alla promozione di vini che con la tradizione italica nulla hanno a che fare e sono, giustamente, definiti da Ziliani vini seriali e marmellata, a causa dell’impiego di uve internazionali, unitamente a quelle autoctone, che ne accomunano il gusto tutto teso al frutto spinto ed alla intensità senza finezza, secondo le aspettative dei consumatori del nuovo mondo, per l’appunto.  

È da precisare, per dovere di critica, che le valutazioni di Parker non premiano solo i vini marmellata, come potrete constatare se andrete a leggere la classifica 2008 di “The wine Advocate”, dove figurano ai primi posti il Barolo Riserva Le Rocche del Falletto 2004 di Bruno Giacosa (provate a dirmi che è marmellata questo!), nonché, sempre dello stesso produttore il Barbaresco Riserva Rabaja 2001 ed il Barbaresco Asili 2004, oltre ai vini di Conterno Fantino, Elio Altare (il nome del quale è sicuramente noto agli appassionati di Barolo) ecc…….  

Per tornare al tema Montalcino, io non ritengo che il Brunello “nuova maniera” sia meglio di quello d’antan, è ovvio che non è così, sono due prodotti diversi e basta assaggiarli per capirne la differente portata, originalità e complessità, ma ho espresso (nel mio precedente intervento) un’opinione che si pone su un altro piano.  

Sono decenni che il Brunello “scandaloso” viene commerciato sul mercato mondiale, raccogliendo encomi ed apprezzamenti, oltre che per il gusto più facile anche per i prezzi più contenuti. 

 

La prova di questo sta nelle affermazioni di Ezio Rivella, ex amministratore delegato e fondatore, alla fine degli anni 70’, della Banfi, dalle quali si evince chiaramente (nel famoso dibattito tenutosi all’Università di Siena) che il Brunello di quel tipo viene prodotto “da sempre”, quindi ritengo almeno da qualche anno successivo alla fondazione della sua ex azienda, cioè dagli anni 80’. 

 

A questo punto c’è da chiedersi se valga la pena di togliere di mezzo, come vorrebbe Ziliani, un prodotto che da decenni viene apprezzato da tutto il mondo, Italia compresa (leggetevi le valutazioni delle guide), e che, anche se immeritatamente, risponde al nome di Brunello (quello , tra l’altro che mi risulta maggiormente conosciuto ed apprezzato all’estero), o sarebbe, invece, meglio recepire e ratificare una realtà, ormai storica, del nostro paese, differenziandola, giustamente, dall’altra, sicuramente più altolocata e destinata ad un pubblico d’elite (considerati i costi proibitivi di quei vini)? E da questo assunto nasce una considerazione costruttiva come quella da me avanzata nello scorso intervento (naturalmente sempre nel mio piccolo ruolo di semplice appassionato). 

 

Con l’occasione pongo anche un quesito (che ho già posto direttamente a Ziliani sul suo blog, ma al quale ho ricevuto una risposta evasiva). 

Perché lui critica sempre e solo certe guide, per i pareri che danno di certi produttori e dei loro vini (che Ziliani combatte da tempo..tipo Rivetti de La Spinetta, Angelo Gaja, Castello Banfi ecc……), indicandole specificamente e perseguitando, pure, i redattori delle stesse o che con le stesse hanno collaborato, ma non fa lo stesso con la guida A.I.S. che riguardo a quei vini ed a quei produttori esprime le stesse entusiastiche lodi (leggete ad esempio, il commento alla Banfi, che Ziliani ritiene il demonio di Montalcino, sulla guida A.I.S. Duemilavini 2008:…..con un livello qualitativo sempre ai vertici…è un bel testimone del suo territorio….premiando, poi, i vini da questo prodotti con le più alte valutazioni), non sarà forse perché con l’A.I.S. Ziliani ci lavora?
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