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Lambrusco - CECI

  • Giovedì 29 Gennaio 2009 00:00
  • Scritto da Diego Sburlino

LAMBRUSCO D'AUTORE

Qualche giorno fa, trovandomi al supermercato Continente di Rezzato (BS) (appartenente al gruppo Pellicano) ho deciso di dare la solita occhiata al reparto vini (non riesco mai a farne a meno, sono pur sempre un sommelier) anche se ormai lo conosco a memoria e l’occhio mi è caduto su un lambrusco, il Giuseppe Verdi della cantina Ceci.

L’azienda e di quelle famose, venne fondata nel 1938 dal nonno degli attuali proprietari, Otello Ceci, oste del parmense con la passione del vino, continuata dai figli nel dopoguerra ed ereditata dagli attuali proprietari, i nipoti per l’appunto, che nell’ultima annata hanno raggiunto il ragguardevole traguardo del 1.000.000 di bottiglie prodotte.

Il loro prodotto di punta è quell’ “Otello nero di lambrusco” che nel 2007 venne inserito nella lista dei migliori vini italiani ottenendo, nelle varie guide, punteggi che nessuno avrebbe mai pensato un lambrusco potesse raggiungere.

Per non parlare del “lambrusco Terre Verdiane”, altro mito per gli appassionati del genere e prodotto storico dell’azienda.

Io, confesso, non sono un amante dei vini frizzanti ed  in particolare non amo i lambruschi, essendomi trovato alle prese, nella maggior parte dei casi in cui li ho degustati, con vini che bevuti ad occhi chiusi avrebbero potuto essere confusi con una bibita gassata, se si esclude il leggero effetto pseudocalorico iniziale.

Il Giuseppe Verdi non lo conoscevo e, quindi l’ho acquistato, al costo di €. 4,88, ritenendo potesse trattarsi del solito prodotto da battaglia che le aziende molto spesso immettono sul mercato sperando che i prodotti più noti, della stessa casa, abbiano un effetto trainante.

Al momento della mescita ha rivelato subito una certa consistenza e  si è formata una spuma rossastra alta un dito, di una consistenza quasi cremosa, che stentava a dissolversi, colore compatto, impenetrabile rosso rubino con riflessi violacei.

Al naso si è rivelato inaspettatamente di qualità, decisi i profumi di frutta soprattutto fragola e piccoli frutti di bosco, mirtilli in particolare e poi floreali, viola su tutti.

Mentre lo porto alla bocca nel bicchiere resta la traccia della spuma che crea dei cerchi rossi e subito mi tornano alla mente i vini dei contadini quelli che si bevevano quando ero bambino, quando i produttori non sapevano cosa fosse la fermentazione a temperatura controllata, la criomacerazione e l’osmosi inversa, la barrique e tutte le altre diavolerie che aiutano, oggi, a produrre grandi vini ma tendono a togliere il gusto del territorio…….. i vini, per intenderci, che beveva mio nonno materno (era di Ferrara) e subito mi torna alla mente anche lui ed i suoi gesti, le sue parole, le sue battute……

E si………. questo vino mi ha davvero emozionato, poi in bocca da il meglio di se, morbido, fresco e sapido e con un residuo zuccherino sensibile, davvero equilibrato e di carattere, come non avrei mai sperato potesse essere un lambrusco.

Finale lungo che non delude le aspettative create in precedenza, frutto quasi masticabile (per usare un termine del quale ormai si abusa).

Lo consiglierei con i salumi, meglio se quelli un po’ grassi tipo salame di Felino e con gli arrosti, provatelo con un arrotolato di vitello come ho fatto io e non resterete delusi.

Voglio saperne di più e cerco in internet, ma trovo solo i prodotti più blasonati dell’azienda.

Non mi arrendo e decido di chiamare il produttore, il centralinista, al quale mi presento come appassionato e spiego che vorrei sapere come lo fanno e con quali vitigni, mi dice di attendere e mi passa nientemeno che Alessandro Ceci, l’enologo dell’azienda, nonché nipote di quel mitico nonno che ha dato inizio a tutto.

Nel presentarmi a lui spero che non mi riattacchi il telefono, io sono solo un semplice appassionato. Lui il produttore del migliore lambrusco d’Italia.

Alessandro con una cortesia ed una passione, che in un primo momento mi imbarazzano, mi spiega tutto travolgendomi con un fiume di parole che non riesco quasi ad interrompere.

Mi dice che il Giuseppe verdi è fatto con uvaggio di lambrusco Maestri 50% e lambrusco Marani 50%, stessa base del più blasonato “Terre Verdiane”, ma con una fermentazione più breve, di 2 mesi e mezzo.

Mi spiega che quello è lo stesso vino che bevevano i contadini della bassa e continua con altri dettagli dai quali trapela tutto l’orgoglio e l’amore che vorresti sempre trovare in un produttore di vino e che, mi piace immaginare, animavano l’attività del nonno Otello.

Alla fine del colloquio, durato una decina di minuti, capisco perché quello che ho bevuto sia il miglior lambrusco che abbia mai trovato nella grande distribuzione…..un vero sorso di territorio nel bicchiere…a soli €. 4,88.

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