Vitigni internazionali e terra friulana un binomio perfetto
Qualche giorno fa ho bevuto un vino friulano (di quella che considero la mia terra per intenderci), lo Chardonnay 2005 dell’azienda Marinig di Prepotto (UD), e quando dico friulano intendo proprio riferirmi all’idea di terroir che questo termine evoca.
La storia del vino in Friuli affonda le sue radici nei lontani secoli XIII e XII a.c., secondo quanto ritengono gli studiosi, quando gli Eneti (antico popolo che viene, addirittura, citato da Omero come combattente a fianco dei Troiani contro gli Achei di Agamennone) portarono nel territorio le prime viti. In epoca romana la vite era coltivata in tutta la regione, ma è nel medioevo che i vini friulani assurgono a protagonisti della vita commerciale e quotidiana (un documento del 1307 riporta la vendita di terreni vitati con il nome di Urnas Rabioli, cioè vino di Ribolla). In seguito furono introdotti anche il Terrano, il Pignolo e, molto dopo, il Picolit.Nel 1850 la regione viene flagellata dall’oidio, nel 1881 dalla peronospora e, dulcis in fundo, nel 1888, dalla fillossera. È’ in questo secolo, dalla metà circa, che vengono impiantate nella regione le viti francesi. Ritenere, quindi oggi, che i vitigni, cosiddetti internazionali, in Friuli, non possano essere definiti autoctoni, sembra un po’ strano. Per capire bene di cosa sto parlando pensate solo che il Picolit, fiore all’occhiello della regione ed indubbiamente annoverato tra le uve caratteristiche del posto, ha fatto la sua comparsa in loco nel XVIII secolo, cioè solo pochi decenni prima dei vitigni francesi.
Nel mio piccolo posso testimoniare che, dalle vallate della Carnia (nelle quali ho trascorso lunghi periodi della mia vita) alle pianure della bassa friulana, la gente si reca all’osteria, mescita o ristorante ordinando un merlot, un cabernet o un pinot e via dicendo, naturalmente con la …t…finale ben scandita, alla friulana…….per intenderci, non certo come li pronuncerebbero i neointenditori di vino che affliggono le nostre città, originati dai corsi e microstage che prolificano ovunque.
Provate a chiedere ai friulani quali sono i vini tipici della regione e mi saprete dire se non ho ragione. D’ altro canto il recupero dei vitigni autoctoni è un fenomeno che ha interessato solo l’epoca più recente, con risultati, come tutti sanno, molto interessanti, ma che non coinvolge l’uso quotidiano del vino, tranne poche eccezioni. L’azienda Marinig è un’azienda a conduzione familiare, fondata nel 1921 dal nonno del titolare, la famiglia segue direttamente tutte le fasi della produzione, dalla cura del vigneto alla commercializzazione del vino.
L’azienda comunica che le uve Chardonnay sono raccolte a mano nella seconda decade di settembre ed il vino subisce una macerazione a contatto con le bucce per 6-8 ore a 12 C°, pressatura soffice, decantazione statica, fermentazione controllata per circa 20 giorni in acciaio dell’80% della produzione, fermentazione ed affinamento in tonneau del restante 20%. Da notarsi che quest’ultima pratica, consistente nella vinificazione separata (in acciaio ed in tonneau) con successivo assemblaggio dei vini è molto diffusa presso le altre aziende della zona dei Colli Orientali del Friuli.
Nel bicchiere si presenta giallo paglierino, abbastanza consistente, al naso rivela profumi fruttati intensi di frutta matura esotica, soprattutto banana, e fiori bianchi e, poi miele. In bocca è straordinariamente avvolgente, morbido, e torna preponderante il miele prima avvertito al naso, che coinvolge tutto l’apparato gustativo, fresco e sapido quanto basta a renderlo equilibrato, chiude con un retrogusto ammandorlato. Me lo sarei aspettato un pò più lungo ed in bocca sento un po’ di vuoto ma l’insieme è sicuramente buono. Provatelo con le carni bianche anche saporite (faraona) e con i pesci di mare (per esempio il branzino) al forno come ho fatto io.
Chardonnay - Colli Orientali del Friuli - Doc 2005 Marinig