Dop e Igp
Sempre più frequentemente assistiamo a sequestri di prodotti alimentari perché privi dell’etichetta degli ingredienti scritta in italiano, come prescrive la legge, o perché la data di scadenza è stata contraffatta o in alcuni casi, come quello dei formaggi marcescenti ma pronti ad essere “trattati” per divenire nuovamente materia prima per la composizione di nuovi alimenti. In queste circostanze abbiamo sentito parlare molte volte di Denominazione di Origine Protetta (DOP) e di Indicazione Geografica Protetta (IGP) ed è forse il caso di ricordarne le differenze. Con la DOP si identificano quei prodotti le cui caratteristiche dipendono essenzialmente o esclusivamente dalla regione, o in alcuni casi dalle località in cui vengono prodotti, e anche dalle tecniche tramandate per generazioni. Per semplificare, questa viene rilasciata solo a quei prodotti che vedono ogni fase della loro produzione realizzata nell’area geografica identificata. E’ il caso del Parmigiano Reggiano o della Fontina Val D’Aosta dove anche il latte deve essere prodotto nella zona. Con il marchio IGP, invece, si riconoscono quei prodotti che sono sì originari di quel determinato luogo ma, come stabilisce la normativa: “… la cui produzione e/o trasformazione e/o elaborazione avvengano nell’area geografica determinata”, per cui le materie prime non devono obbligatoriamente essere prodotte in quella zona, ma è sufficiente che su quel territorio sia eseguita anche la sola fase di confezionamento. Ne consegue che questo marchio sia meno restrittivo del precedente. Prendiamo quindi l’abitudine di controllare sempre le etichette, e perché no anche la presenza di questi marchi.
| Commenti |
|
Powered by !JoomlaComment 4.0alpha3




